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Sintesi.
     
La   transizione  dall'antico  regime  all'et  contemporanea  fu   il
risultato  di vari fattori di ordine politico, economico e  culturale.
Un   ruolo   centrale  venne  svolto  dall'Illuminismo,  un  movimento
culturale che pose al centro della sua attenzione l'uomo, finalizzando
al   raggiungimento   della  sua  felicit  l'acquisizione   di   ogni
conoscenza.  Per  lo  svolgimento di  tale  compito  gli  illuministi,
rifacendosi  alle  precedenti scuole filosofiche  del  razionalismo  e
dell'empirismo,  assegnarono  un  ruolo  fondamentale  all'esperienza,
individuandola  come fonte e criterio di validit  di  ogni  forma  di
sapere. (Paragrafo 1).
Gli  illuministi, richiamandosi a precedenti sia teorici che  pratici,
elaborarono  teorie  politiche destinate ad  esercitare  una  notevole
influenza  sul  processo di formazione dello stato  moderno.  Charles-
Louis  Secondat, barone di Montesquieu, si espresse in favore  di  una
monarchia  fondata  sulla  separazione dei  poteri  fondamentali,  sul
modello  di  quella  britannica.  Franois-Marie  Arouet,  noto   come
Voltaire,  invitando  i  sovrani ad attuare un  programma  riformatore
secondo  le indicazioni dei filosofi, deline una forma di assolutismo
illuminato.  Proposte pi avanzate vennero formulate  da  Jean-Jacques
Rousseau,  che  individu  in  uno stato  democratico,  fondato  sulla
sovranit  popolare, l'unico garante della libert e dell'eguaglianza.
In   numerosi   paesi   europei  gli  intellettuali   illuministi   si
interessarono dello svolgimento delle varie funzioni politiche.  Vasta
risonanza  ebbe  il  trattato Dei delitti e delle  pene  del  milanese
Cesare  Beccaria, che, sostenendo la funzione rieducativa e preventiva
della  giustizia,  critic  le procedure giudiziarie  del  suo  tempo,
condannando  in particolare la pena di morte e la tortura.  (Paragrafo
2),
Oggetto  di  ampio  dibattito fu anche l'economia;  le  questioni  pi
discusse  furono  la  circolazione  monetaria,  il  lusso,  il  libero
commercio  dei grani e la propriet terriera. Studi pi ampi portarono
alla  formulazione delle prime organiche teorie di economia  politica.
In  Francia,  ad opera di Franois Quesnay, si afferm la fisiocrazia,
che  individuava  nell'agricoltura la vera  fonte  della  ricchezza  e
chiedeva  la  liberalizzazione del commercio  dei  prodotti  agricoli.
Autore  di  un primo sistematico trattato di economia politica  fu  lo
scozzese  Adam  Smith, secondo il quale il fondamento  dello  sviluppo
economico  era  il  lavoro,  che per questo  doveva  essere  reso  pi
produttivo possibile; a tale scopo egli proponeva la suddivisione  dei
processi  di  lavorazione in un certo numero di  operazioni  semplici,
ciascuna  delle  quali da assegnare a singoli operai  che  l'avrebbero
svolta   con  precisione  e  rapidit.  Sulle  teorie  di  Smith,   in
particolare  sulla fiducia nella capacit del mercato di autoregolarsi
conciliando   gli   interessi  individuali  con  il  benessere   della
collettivit, si fond la dottrina economica del liberismo, favorevole
alla totale libert di iniziativa economica. (Paragrafo 3).
Importanti progressi vennero compiuti dalla chimica, dalla biologia  e
dalla  elettrologia. Gli studi sull'uomo, considerato in tutta la  sua
integrit  psicofisica, portarono alla nascita  di  nuove  discipline,
come  l'antropologia,  l'etnologia, la  sociologia  e  la  psicologia.
Particolarmente  significativo fu lo sviluppo della  medicina,  grazie
all'acquisizione di pi approfondite conoscenze sulla anatomia e sulla
fisiologia  del corpo umano. Gli ospedali, tradizionalmente  destinati
al  soccorso  dei  poveri,  dei  vecchi  e  dei  bambini  abbandonati,
cominciarono  ad  essere utilizzati esclusivamente  per  la  cura  dei
malati e ad essere costruiti ed organizzati con criteri adeguati  allo
svolgimento  di  tale funzione. La pazzia, da sempre  considerata  una
manifestazione  di  possesso demoniaco o  di  criminalit,  inizi  ad
essere considerata una malattia mentale.

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L'abbandono  di  antiquate  teorie  sulle  malattie  contagiose,  reso
possibile  dai  primi  passi  compiuti  dalla  microbiologia,   favor
l'adozione  di  adeguate  misure  igieniche.  Gli  studi  sul   vaiolo
portarono alla nascita della vaccinazione.  (Paragrafo 4).
Nei  confronti della religione gran parte degli illuministi  assunsero
un  atteggiamento di tipo "deista", fondato cio sulla convinzione che
gli  uomini  credevano naturalmente ad un essere supremo,  creatore  e
ordinatore dell'universo, senza bisogno di testi sacri, di chiese e di
rivelazioni. Le manifestazioni tipiche delle religioni rivelate, quali
i  dogmi, i miracoli, i misteri e i vari riti, vennero considerate non
solo  inutili  ma anche pericolose in quanto causa di divisioni  e  di
intolleranza.  Le istituzioni ecclesiastiche furono accusate  di  aver
ostacolato  in  passato e di ostacolare ancora il  progresso  in  ogni
campo; nei loro confronti in molti stati vennero adottate misure volte
a limitarne il potere.   (Paragrafo 5).
Lo  straordinario dinamismo della cultura settecentesca  fu  anche  il
risultato  di  una  pi  ampia  ed  agevole  circolazione  delle  idee
determinata da numerosi fattori, come il miglioramento della  carta  e
del  lavoro  tipografico, il potenziamento della  rete  viaria  e  del
servizio  postale, l'aumento e la diversificazione  dei  mezzi  e  dei
luoghi  di diffusione culturale. Significativa fu la pubblicazione  di
libri  a  carattere divulgativo su argomenti di scienza,  politica  ed
economia.  L'opera pi rappresentativa della volont di promuovere  il
rinnovamento e il progresso della societ attraverso la lotta contro i
pregiudizi  della  cultura  tradizionale fu l'Enciclopedia,  alla  cui
redazione collaborarono i massimi esponenti dell'illuminismo francese.
Gazzette,  bollettini e giornali vari, pubblicati in numero  crescente
nei  vari paesi europei, si occupavano di economia, letteratura, arte,
diritto,  scienza e attualit. Un notevole contributo al  rinnovamento
della  cultura  ed  alla propagazione delle idee illuministiche  venne
offerto anche dal fiorire di luoghi di aggregazione culturale, come le
accademie, i salotti, i club e i caff. (Paragrafo 6).
Le  idee dell'Illuminismo non rimasero circoscritte alla cerchia degli
intellettuali  europei, ma furono recepite anche  da  alcuni  sovrani,
come  Federico  secondo di Prussia, Caterina secondo di Russia,  Maria
Teresa  e  Giuseppe  d'Asburgo, che cercarono di concretizzarle  nella
pratica  governativa  allo  scopo di  ammodernare  i  propri  stati  e
consolidare  il  potere  monarchico. La politica  riformista  ispirata
dall'Illuminismo, definita "dispotismo illuminato", si  diffuse  anche
in  Spagna e in Portogallo, mentre fall in Francia, che era stata  la
culla del movimento dei "lumi".  (Paragrafo 7).
I  sovrani illuminati cercarono di attenuare i privilegi ecclesiastici
e nobiliari, ancora radicati nei loro regni: l'ordine dei gesuiti, che
deteneva  il  monopolio  culturale nei paesi  cattolici,  fu  cacciato
dovunque;  i poteri particolaristici vennero combattuti; si oper  una
certa   razionalizzazione  dell'amministrazione;  l'istruzione   venne
assunta  dagli  stati. La pratica riformista comunque, ostacolata  sia
dai  ceti aristocratici, timorosi di perdere le loro prerogative,  che
dal  popolo,  contrario alle drastiche riforme religiose  attuate  dai
sovrani, non pot realizzarsi pienamente. (Paragrafo 8).
I  territori  italiani sottoposti agli Asburgo e ai Borbone,  dinastie
favorevoli  al riformismo, risentirono del diverso clima politico  che
si andava affermando in Europa. La Lombardia, il granducato di Toscana
ed  il  regno  di  Napoli, vivificati da una nuova  ed  aperta  classe
dirigente,  parteciparono  con  successo  all'et  delle   riforme   e
conobbero   profondi  mutamenti  in  campo  religioso,   economico   e
giudiziario. (Paragrafo 9).
